LaBigotta

ADD | incontra LABIGOTTA

Tatuatrice self-made, ha cambiato il suo futuro grazie ad un regalo inatteso e alla voglia di riscoprirsi.

ADD Cappotto Trench per la Donna

add: Ciao Anna, dietro al tuo essere tatuatrice c’è una storia particolare: cosa è successo?
A: Era il 2012, abitavo a Roma e avevo appena chiuso quello che era il mio negozio, una piccola sartoria. Mi sentivo un po’ persa e per il mio trentesimo compleanno mio marito mi regalò una macchinetta da tatuatore. Diversamente da lui, non ero mai stata interessata ai tatuaggi e, ad essere sincera, non apprezzai subito il regalo. Solo a distanza di un anno, un po’ per sfida e un po’ per gioco, guardai qualche video per comprendere come funzionasse e mi decisi a provare. Scelsi un disegno di Samuele [n.d.r. il figlio] e feci il mio primo tatuaggio. Fu sufficiente iniziare per comprendere che quel gesto di tracciare in modo indelebile disegni sulla pelle mi avrebbe dato grandi soddisfazioni. Dopo aver trascorso un paio di mesi di studio della tecnica, compresi che per farmi conoscere avrei dovuto trovare un’espressione che fosse mia, un mio tratto distintivo. Così decisi di ritirarmi temporaneamente dal tatuare e per scoprirmi illustratrice. Ho disegnato di getto mixando i miei gusti: lo stile vintage, l’arte vittoriana, i personaggi surreali, e così sono nate la donna nuvola, la donna rosa, la tuffatrice, il mio mare - che vedo come metafora della vita, ogni tanto in tempesta, a volte più serena -. E poi i cuori, contenitori di storie. Dopo un anno mi sono trasferita a Milano ed è esplosa “LaBigotta”. 

add: Milano quindi è stata una delle scintille che ha permesso la tua realizzazione?
A: Sì esattamente: mi ha stimolato molto, soprattutto a livello creativo. Milano è stata come il pezzo mancante di un puzzle. È aperta alle novità, è creativa e giovane. Milano è una città che ho sentito “mia” da subito, una città che offre la possibilità di reinventarsi, il “sogno americano in Italia”. In pochi mesi avevo l’agenda piena con tutti che volevano un tatuaggio de LaBigotta. 

add: Un valore fondante di add è la lightness, caratteristica dei nostri piumini - molto caldi e al contempo estremamente soffici - ma anche di un approccio alla vita, che non è superficialità, bensì vivere la vita con una positività consapevole. Ti riconosci in questo valore?
A: Sì, è esattamente il mood che cerco di ricreare nel mio studio e nella mia vita. Mi reputo una persona positiva, non superficiale, e soprattutto grata.
Grata di aver avuto questa occasione di reinventarmi senza scendere a compromessi, magari facendo un lavoro meno appagante. Oggi, tutti i giorni mi alzo felice di andare in studio. Pur trattandosi di un mestiere estremamente serio e che richiede attenzione - alla fine lasciamo un segno indelebile sulle persone -, mi sento leggera, felice di svolgere un lavoro che sento mio.
Sempre a proposito di leggerezza, una delle mie illustrazioni preferite è proprio la “donna nuvola”, nata da un episodio della mia infanzia. Nella pagella di 1° elementare avevano scritto che avevo un po' la testa tra le nuvole ed ero ribelle, non mi piaceva seguire le regole.
Oggi, che tatuo un paio di “donne nuvola” alla settimana, mi sono accorta che quella metafora serve a donne che non hanno per niente la testa fra le nuvole (spesso si tratta di donne in carriera con grandi responsabilità) per ricordarsi di affrontare la vita con leggerezza e una maggiore serenità.

ADD Cappotto Trench per la Donna
ADD Cappotto Trench per la Donna

add: All’inizio hai raccontato di essere partita con un negozio di sartoria: un tuo commento da “addetta ai lavori” sui capi add?
A: Adoro i piumini add, il loro essere “embracing”, la sensazione di essere avvolta in un abbraccio che ti scalda e ti coccola. E poi mi piace il loro essere versatili: si prestano all’interpretazione personale. È una caratteristica molto importante, soprattutto per un capo spalla che inevitabilmente viene accostato ad altri elementi del proprio guardaroba.

add: A proposito di espressione personale: cosa rende un tatuaggio una tua espressione?
A: In realtà il tatuaggio è un’entità particolare: è al contempo l’espressione di chi lo “indossa” (il tatuato) e di chi lo realizza (il tatuatore).
Per quanto mi riguarda, nonostante faccia questo mestiere da ormai 9 anni, ogni mattina mi alzo emozionata ed eccitata all’idea di realizzare un tatuaggio, perchè sono consapevole che si tratta di un processo in cui viene prima portata alla luce e poi  impressa una storia, una confidenza, un sentimento indelebile nella vita di una persona. Questo mi rende estremamente onorata. La cosa straordinaria, inoltre, è che il mio stile e le mie illustrazioni non necessitano di una firma per essere riconosciute, sono una mia espressione particolare e la gente le riconosce per quello.
Ogni tatuaggio è poi un pezzo unico. Prende vita sul divano giallo del mio studio, dopo aver chiacchierato e scoperto la storia della persona che ho di fronte. Ecco perché sono tutti pezzi unici: non sono solo disegni, ma storie trasformate a volte in ricordi, altre in propositi.

ADD Cappotto Trench per la Donna

add: Ciao Anna, dietro al tuo essere tatuatrice c’è una storia particolare: cosa è successo?
A: Era il 2012, abitavo a Roma e avevo appena chiuso quello che era il mio negozio, una piccola sartoria. Mi sentivo un po’ persa e per il mio trentesimo compleanno mio marito mi regalò una macchinetta da tatuatore. Diversamente da lui, non ero mai stata interessata ai tatuaggi e, ad essere sincera, non apprezzai subito il regalo.
Solo a distanza di un anno, un po’ per sfida e un po’ per gioco, guardai qualche video per comprendere come funzionasse e mi decisi a provare.
Scelsi un disegno di Samuele [n.d.r. il figlio] e feci il mio primo tatuaggio.
Fu sufficiente iniziare per comprendere che quel gesto di tracciare in modo indelebile disegni sulla pelle mi avrebbe dato grandi soddisfazioni.
Dopo aver trascorso un paio di mesi di studio della tecnica, compresi che per farmi conoscere avrei dovuto trovare un’espressione che fosse mia, un mio tratto distintivo. Così decisi di ritirarmi temporaneamente dal tatuare e per scoprirmi illustratrice.
Ho disegnato di getto mixando i miei gusti: lo stile vintage, l’arte vittoriana, i personaggi surreali, e così sono nate la donna nuvola, la donna rosa, la tuffatrice, il mio mare - che vedo come metafora della vita, ogni tanto in tempesta, a volte più serena -. E poi i cuori, contenitori di storie.
Dopo un anno mi sono trasferita a Milano ed è esplosa “LaBigotta”. 

add: Milano quindi è stata una delle scintille che ha permesso la tua realizzazione?
A: Sì esattamente: mi ha stimolato molto, soprattutto a livello creativo.
Milano è stata come il pezzo mancante di un puzzle. È aperta alle novità, è creativa e giovane. Milano è una città che ho sentito “mia” da subito, una città che offre la possibilità di reinventarsi, il “sogno americano in Italia”.
In pochi mesi avevo l’agenda piena con tutti che volevano un tatuaggio de LaBigotta. 

add: Un valore fondante di add è la lightness, caratteristica dei nostri piumini - molto caldi e al contempo estremamente soffici - ma anche di un approccio alla vita, che non è superficialità, bensì vivere la vita con una positività consapevole. Ti riconosci in questo valore?
A: Sì, è esattamente il mood che cerco di ricreare nel mio studio e nella mia vita. Mi reputo una persona positiva, non superficiale, e soprattutto grata. Grata di aver avuto questa occasione di reinventarmi senza scendere a compromessi, magari facendo un lavoro meno appagante. Oggi, tutti i giorni mi alzo felice di andare in studio. Pur trattandosi di un mestiere estremamente serio e che richiede attenzione - alla fine lasciamo un segno indelebile sulle persone -, mi sento leggera, felice di svolgere un lavoro che sento mio.


Sempre a proposito di leggerezza, una delle mie illustrazioni preferite è proprio la “donna nuvola”, nata da un episodio della mia infanzia. Nella pagella di 1° elementare avevano scritto che avevo un po' la testa tra le nuvole ed ero ribelle, non mi piaceva seguire le regole.
Oggi, che tatuo un paio di “donne nuvola” alla settimana, mi sono accorta che quella metafora serve a donne che non hanno per niente la testa fra le nuvole (spesso si tratta di donne in carriera con grandi responsabilità) per ricordarsi di affrontare la vita con leggerezza e una maggiore serenità.

add: All’inizio hai raccontato di essere partita con un negozio di sartoria: un tuo commento da “addetta ai lavori” sui capi add?
A: Adoro i piumini add, il loro essere “embracing”, la sensazione di essere avvolta in un abbraccio che ti scalda e ti coccola. E poi mi piace il loro essere versatili: si prestano all’interpretazione personale. È una caratteristica molto importante, soprattutto per un capo spalla che inevitabilmente viene accostato ad altri elementi del proprio guardaroba.

add: A proposito di espressione personale: cosa rende un tatuaggio una tua espressione?
A: In realtà il tatuaggio è un’entità particolare: è al contempo l’espressione di chi lo “indossa” (il tatuato) e di chi lo realizza (il tatuatore).
Per quanto mi riguarda, nonostante faccia questo mestiere da ormai 9 anni, ogni mattina mi alzo emozionata ed eccitata all’idea di realizzare un tatuaggio, perchè sono consapevole che si tratta di un processo in cui viene prima portata alla luce e poi  impressa una storia, una confidenza, un sentimento indelebile nella vita di una persona.
Questo mi rende estremamente onorata.
La cosa straordinaria, inoltre, è che il mio stile e le mie illustrazioni non necessitano di una firma per essere riconosciute, sono una mia espressione particolare e la gente le riconosce per quello.
Ogni tatuaggio è poi un pezzo unico. Prende vita sul divano giallo del mio studio, dopo aver chiacchierato e scoperto la storia della persona che ho di fronte. Ecco perché sono tutti pezzi unici: non sono solo disegni, ma storie trasformate a volte in ricordi, altre in propositi.